I segreti dell’oleoturismo, per un’offerta in linea con la legge

Presentato a Roma il manuale “Oleoturismo. Opportunità per imprese e territori”, edito da Agra Editrice e scritto a quattro mani dal senatore Dario Stefàno e della giornalista Fabiola Pulieri. Normativa, prospettive, case studies e buone pratiche italiane ed estere per esaminare le potenzialità di un turismo che molto può fare a completamento del reddito di produttori e imprenditori agricoli e che, a differenza di quello del vino, presenta un gran margine di crescita.

Utile all’appassionato e all’operatore, il testo vuole qualificare l’offerta turistica di un patrimonio esperienziale che prima della legge era difficile proporre per il rischio di una sanzione amministrativa, a causa della mancanza di standard di accoglienza e qualità e di requisiti sanitari, nonché fiscale, perché vendere un pacchetto turistico è diverso da vendere una bottiglia. E l’iter normativo nasce dalla promessa fatta ai produttori di olio dal senatore Stefàno, inserendo l’enoturismo nella legge di bilancio 2018. Saranno i commi 513 e 514 dell’art. 1 della L.169/19 (legge di bilancio 2020) a introdurre l’oleoturismo; bisogna però attendere il 26 gennaio 2022 per il relativo decreto ministeriale, che lo considera attività agricola connessa qualora svolta dagli imprenditori agricoli. Al momento, le Regioni che hanno recepito il combinato disposto sull’oleoturismo sono la Toscana, con legge regionale n. 15 del maggio 2022; l’Umbria, con deliberazione della Giunta n 759 del luglio 2022; il Veneto, con legge regionale n. 23 del settembre 2022. Prima tra tutte la Liguria, già nel gennaio 2020 grazie alla deliberazione di Giunta n. 59.

Grazie quindi a questo iter normativo si sono definiti degli standard entro i quali muoversi con la certezza di stare offrendo una proposta oleoturistica, ad esempio: almeno tre giorni di apertura settimanale, sito web e prenotazioni anche online, cartellonistica adeguata (predisporla non è facile ma è utilissima: se non c’è rete diventa impossibile raggiungere le località), rispetto delle idonee modalità di assaggio. Non va infatti dimenticato che l’oleoturista – come anche l’enoturista – è esigente, ricerca autenticità e identità territoriale: spende in genere il doppio di un comune turista ma pretende qualità, ed ecco che divengono fondamentali non solo il racconto di una storia autentica nei luoghi di produzione ma anche le giuste competenze. Non si può pensare di far tutto da sé perché “chi meglio di me”: se questo ha senso per quanto riguarda la degustazione (quale migliore forma di comunicazione e chi meglio dell’olivicoltore può descrivere le sfumature del proprio olio?) è quanto mai necessario affidarsi a professionisti per la grafica, il sito web, i social, gli eventi per scollegarsi dalla tradizionale narrazione che, in positivo, si fa solo in occasione della raccolta e, in negativo, riguarda la Xylella.

Il manuale è un punto di partenza per richiamare quel bacino di utenti attratti dall’affascinante mondo dell’olio, oppure interessati al vino ma ben disposti verso mete poco battute dal turismo enogastronomico. È in corso infatti una delocalizzazione delle tradizionali destinazioni, in genere vocate alla viticoltura ma dalla ricettività spesso satura.

Parole chiave quindi emozione, qualità, fare rete, e con quest’ultima si intende un network tra tutti gli attori coinvolti – produttori, ristoratori, negozianti, b&b, comunicatori – perché solo così si aiuta il territorio a crescere.

Autore: Giosetta Ciuffa

Fonte: Teatro Naturale (link originale)